danilo boggini
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Hommage à Jacques Brel


[…] l’accostamento delicato e gradevole di composizioni proprie con le rivisitazioni dei più bei successi di Jacques Brel si presenta all’ascolto come una riuscita amalgama che dimostra le straordinarie capacità dei diversi componenti della giovane formazione. “Retroscena”, 2006/I

Ogni battesimo di un nuovo CD nella Svizzera italiana va salutato con entusiasmo, perchè in questa provincia d’Europa la cosa non è affatto evidente: il mercato esiguo e le molte difficoltà materiali sono fonte di pena e fatica. Quando poi la registrazione vede la luce nei nostri studi della RTSI, realizzata dai nostri bravissimi tecnici del suono, noi abbiamo la tendenza a considerarla un po’ come la nascita di un bambino, e io ho questa volta l’onore di tagliarle il cordone ombelicale e di augurarle il benvenuto in questo bel mondo!
Ho seguito Danilo Boggini da ragazzo, quando ancora studiava la fisarmonica e già prometteva grandi cose. Anni più tardi gli abbiamo affidato la realizzazione delle sigle di Rete 2, che ha registrato con il suo Astrea Ensemble (di cui mi piace ricordare, a beneficio non esclusivo degli amanti del tango, il bel “From Tango to Jazz”, edito nel 2001 da Altrisuoni), sigle che per anni hanno marcato il paesaggio sonoro della nostra Rete culturale, con grande gradimento di pubblico.
Oggi la musica di Accordion Project rappresenta un’ulteriore maturazione della sua arte: non è proprio jazz, come dice una mia collega slovena; non è folk... ma questi in fondo sono canoni creati dai giornalisti occidentali. In oriente si direbbe semplicemente che questa è Musica, con la ‘M’ maiuscola per intenderci, perchè io ci intravedo lo swing del musette parigino, la grandezza di certe ballads anglo-americane, la vivacità delle lezioni balcaniche, il calore latino-americano e, nella chitarra di Sandro, anche l’eredità di un certo rock di alto livello... il tutto imperniato sulla fisarmonica, strumento che per sua natura nasce nell’impero austro-ungarico (quel Demian che nel 1829 ne depone il brevetto è un tipico prodotto della società industriale) ma che ben presto si diffonde a livello planetario, divenendo lo strumento meticcio per eccellenza, capace di originare nuovi generi musicali, magari in un grande porto come Buenos Aires!
Per queste e altre ragioni il modo in cui Boggini e compagni sfuggono ai generi mi piace particolarmente, e io lo saluto come un suonare d’oggi. Un ultimo consiglio – e non paia vana futilità: da degustare con cura, accompagnandolo con un Barolo di Bartolo Mascarello, annata 2000!


Pietro Bianchi, etnomusicologo, produttore RTSI

Ho incontrato la musica di Jacques Brel attorno ai vent’anni. Prima di allora non conoscevo che pochi brani del suo repertorio, senza per altro sapere chi ne fosse l’autore: ricordo in particolare una bella versione strumentale de Le moribond, che la Radio della Svizzera Italiana diffondeva con puntuale regolarità nella fascia di mezzogiorno, eseguita probabilmente dall’orchestra Radiosa del maestro Robbiani.
Quando ho cominciato ad esplorare attentamente il repertorio del grande cantautore belga ho però scoperto non senza una certa meraviglia che molte delle sue opere mi erano già in parte note, attraverso un percorso del tutto particolare: quelle atmosfere avevano impregnato di sé la musica di Fabrizio De André, di Paolo Conte, di Jannacci, di Gaber, e di tanti autori italiani che prediligevo. Conoscere Brel è dunque stato un viaggio a ritroso verso le radici della canzone d’autore europea, un viaggio che mi ha poi portato verso Brassens, Trenet, Vian ed altri ancora, e che è stato all’origine del primo CD di questa formazione (“Accordion Project”, MAP, 2003).
Quando all’interno del gruppo si è iniziato a pensare ad una seconda produzione discografica, il repertorio contemplava già alcuni brani di Brel, che incontravano il favore nostro e del pubblico. È dunque parsa ovvia e naturale la scelta di approfondirne l’opera, rivisitandola secondo peculiarità musicali già sperimentate nel primo lavoro, su di un crinale che oscilla fra musette e jazz, sospeso fra Charlie Parker e Edith Piaf.
Accanto ai brani di Brel l’ascoltatore avrà inoltre modo di incontrare una nutrita serie di composizioni originali dei membri della formazione, e potrà giocare a cogliervi qualche traccia breliana: anche in questo caso, insomma, la lezione non è passata invano.

Danilo Boggini



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